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FAVOLA ALL'INGIU'

Una favola che inizia così : “e vissero per sempre felici e contenti” e finisce così “c’era una volta” .

E’ una favola all'ingiù dove tutto è stato ribaltato

E non lo avessi ancor notato

La cosa proprio strana è la principessa

Finalmente non statuina dove l’ avevano messa

Ma in giro per draghi a fare l’ eroina

E salvare il suo amato per poi diventar regina


E vissero per sempre felici e contenti. Ma all’inizio di questa storia …….

Nessuno ha mai avuto notizie certe circa la sua simpatia, la sua intelligenza o idiozia, circa la sua intraprendenza o la sua timidezza. Quel che è importante sapere per la nostra storia è che il principe Agatino era bello, bellissimo.

In tutto il regno delle favole non si era mai visto un principe così bello. Tutte le principesse del regno incantato di All’Ingiù quando si ritrovavano nelle stalle a strigliare i cavalli bianchi dopo la caccia parlavano di lui. Ognuna di loro sognava di poterlo conquistare e poterlo cacciare proprio allo stesso modo in cui avevano appena catturato le loro lepri con tutta la soddisfazione di aver vinto un trofeo sporcandosi di fango e di terra gli stivali, i pantaloni e le giacche. Scherzavano tra loro mentre bevevano un bicchiere di vino e si salutavano per tornare nei rispettivi castelli.

Dalle stalle e poi verso i fitti boschi le loro voci si diffondevano e riecheggiavano per lungo tempo, tanto che erano grasse e possenti quelle risate a dispetto dei loro esili corpi resi ancora più affascinanti da quel poco di pancetta prominente dovuta giusto al vino o alla birra in compagnia.

Erano delle vere eroine!

Tutte sognavano il bel principe ma una in particolare, Diana, lo sognava ogni notte. A Diana avevano regalato più volte delle scarpette di cristallo ma lei aveva sempre preferito i suoi meravigliosi stivali da cavallerizza. E quando sognava del suo principe si immaginava proprio con i suoi stivali pronti quanto lei per la caccia per poi tornare a casa dove lui insieme alla servitù fatta di servi le aveva fatto preparare un bagno caldo, una cena perfetta, un massaggio ed il fuoco acceso.

Una mattina lo vide nel bosco. Fece fatica Diana a capire se fosse notte o giorno. Era abituata a sognarlo quando le stelle splendevano nel cielo e vederlo sotto la luce di quel sole che sfuggiva ai fitti rami non poteva sembrarle vero.

Lui saltellava e canticchiava con gli uccellini. Certo si chiedeva come facesse a muoversi in un modo tanto leggiadro nonostante quel corpetto stretto in vita che sicuramente gli faceva mancare quasi il respiro. Eppure quell’ esile vitino faceva trasparire tutto il suo bellissimo corpo. Il suo viso era privo di difetti e la cosa più bella il suo sorriso. Lei si avvicinò con il suo fucile perché quel suo istinto alla caccia non poteva certo risparmiare gli animali che gioiosi cinguettavano vicino a lui. Ma si fermò quando vide gli occhi spaventati e pieni di lacrime del suo principe scoprendo così tutta la sua sensibilità. C’era una cosa che lui aveva imparato a fare e che lei mai avrebbe potuto: piangere.

Sua madre fin da piccina glielo aveva vietato. Le aveva insegnato a guardarsi nello specchio ogni volta che sembrava arrivassero le lacrime e a dirsi “Sei una donna, sei una donna non un maschietto, non puoi piangere, non puoi piangere “

Fu in quel momento di sensibilità e lacrime che si innamorò di lui ma lui scappò spaventato dal suo fucile e dalla sua crudeltà.

Passarono giorni e giorni e notti lunghissime, notti insonni. Tutte le mattine a quella stessa ora Diana passava in quello stesso punto in cui aveva visto Agatino che cantava con gli uccellini. Ma non lo vide mai a nessuna ora di nessuno di quei lunghi giorni finchè una mattina …..

Diana venne a sapere che Agatino impegnato nelle delicate faccende domestiche, si era punto con l’ago di un telaio ed era caduto in un sonno profondo provocato dall’incantesimo dell’uomo pià cattivo del regno, Malefico.

Pensò subito “Se il mio amore è vero sarà il mio bacio a svegliarlo dal torpore eterno “.

Era talmente sicura di sè e della sua forza che non ci pensò nemmeno un attimo. Sellò il suo cavallo e da sola, senza aver bisogno di nessun altro, galoppò il più veloce possibile verso il castello che teneva il suo Agatino prigioniero, prigioniero di torri e di ponti levatoi e di un sonno talmente pesante da sembrare la morte.

Quando arrivò al castello con la sola forza della sua spada riuscì a sconfiggere Malefico che si era trasformato in un drago a guardia del bel principe addormentato.

Il drago sputava fuoco infuocato ma la spada di Diana era talmente potente e la sua forza tanto forte e la sua lucentezza tanto luccicosa che il fuoco in confronto sembrava nulla.

Sconfitto il drago, le ci volle pochissimo per arrivare alla torre più alta del castello, facendo gli scalini tre per volta tanta era la voglia di realizzare il suo sogno: baciare il principe e svegliarlo per riportarlo ad una vita vera, con lei nel suo castello incantanto.

E fu un bacio di vero amore, verissimo amore. Lui si svegliò. Fu come se conoscesse Diana da sempre e fu certo di trovarsi tra le braccia della donna che lo avrebbe protetto e difeso per sempre.

La vita di Agatino non fu come se l’era immaginata durante quell’ abbraccio, ci furono tanti momenti di solitudine dovuti alle continue uscite di caccia di Diana con le amiche o ai suoi inviti alle corti di altri regni dove lei poteva sfoggiare tutte le sue doti ma non il suo principe, costretto a restare a casa a cucire nelle sue stanze o a leggere e fare lunghe camminate nei boschi del castello.

Ma l’amore quello c’era e Diana non mancò mai di dargli quella protezione e quella sicurezza di cui lui così fragile ed ingenuo aveva bisogno.

C’era una volta una storia d’amore che era iniziata storta .



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