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LA SCRIVANIA DI GIULIA feat by Tommaso Paradiso - I nostri anni

Si udiva solo il verso delle cicale, interrotto di tanto in tanto dal rumore di qualche macchina o di qualche biciletta ormai non più nuova. Il sole, fortissimo, dava a tutto un'immagine sfocata, imprecisa, quasi come se le case, gli alberi, i fiori si sciogliessero a tal calore. Dall' inizio della svolta della strada quella via era un alternarsi di cemento dipinto, tende colorate, alberi , gerani fioriti, cancelli. Solo in fondo, sulla destra, nulla era riuscito a interrompere quel campo verde scuro a cui faceva capo un gruppo di alberi con le foglie non ancora secche, ma già meno lucenti di qualche mese prima. Quel cancello arrugginito avvertiva dell' inizio di una nuova strada che, dopo una decina di metri, interrompeva quello spazio, forse l' unico che sapeva ancora di campagna. Una strada non asfaltata, fangosa per via delle recenti piogge, ancora troppo stretta per farci passare una macchina. Portava ad una villa in costruzione dove l 'unico segno di vita erano una bottiglia di birra vuota ed una carta di giornale stropicciata lasciati dai muratori che, forse per il troppo caldo, non erano venuti. Altre ville, atri fiori, altri alberi si alternavano fino alla fine della strada. Ora il silenzio era interrotto sempre più spesso : al canto delle cicale si era aggiunto il rumore delle zappe che rompevano la terra arida e l'abbaiare di qualche cane. La casa di mia nonna era proprio al centro della via : interrompeva l'aria della campagna i suoi colori beige e il grigio delle numerose biciclette posteggiate accanto al nocciolo. Un giardino già con sapore autunnale la circondava sul davanti. Un giardino pieno di pante, fiori , siepi che, pur se andavamo verso l'autunno ancora ti facevano ricordare l'ultima estate passata a giocare con i gattini sul prato e a combattere con l' Autan la sera per le troppe zanzare. E solo questo ricordo di settimane passate ti autorizzava a sentire che forse era ancora estate.

Il sole riusciva a dare ancora molte occasioni di gioco a quel micio che ora stanco e fiacco per il gran calore stava sotto l' ombra, quel poco di ombra che offriva la vestaglia appesa allo spago ad asciugare. La porta era a malapena aperta e si intravedeva l'interno di una casa che richiamava alla mente tutte le abitudini di una grande città come Milano : la TV, la radio accesa, quadri e tappeti , vasi e cesti di frutta e caramelle, sui tavoli e sulle sedie centrini ricamati e cuscini.

Solo aprendo la finestra dopo aver spostato le tende si poteva vedere ciò che quella larga facciata nascondeva e che nessuno da davanti poteva anche solo immaginare. Un orto dove pomodori e i piselli resistevano bene grazie alle annaffiate della sera. Era il mio momento speciale quando si innaffiava verso le sei. Lui era lì. Era piegato su se stesso,aveva il suo cappello di paglia comprato in fiera ed era tutto sudato . I suoi colori si mimetizzavano alla perfezione con quelli dell' orto : le sue guance rosse, i suoi occhi piccoli , il suo corpo minuto si perdevano nell' immensità di quella terra. Lo sue fatiche lo rendevano serio, i suoi occhi erano inquieti : gurdavano ora la sua terra ora l' orologio che, insieme al buon profumo dei tipici tortelli di zucca già sul fuoco, lo invitavano a correre in cucina per cena. I vasetti di salsa stavano bollendo nel pentolone a bagno maria e il rumore dell'acqua acqua che bolliva faceva pensare al calore che emanava in tutta la taverna, la taverna che già si era riempita del profumo di pesche sciroppate . Sul finire dell'estate la nonna preparava sempre le scorte per l'inverno.

Erano già le 19 di una serata di tardo settembre e sul suo viso giaceva quella serenità che mi faceva stare bene. Lui ancora non conosceva il suo terribile destino.


L'idea di guardare lo stesso cielo , le stesse stelle e la stessa luna in ogni DOve, a volte mi fa pensare che siamo tutti ancora qui ma divisi da spazi temporali diversi.


Scrivo questo racconto alla scrivania di casa, nella cameretta dei ragazzi, precisamente alla scrivania quella di Giulia, la stessa di quando guardava i video da piccola seduta su una sedia che per lei allora era gigante.

Voltandomi verso destra vedo mio papà seduto alla scrivania di Matteo, che lui non ha mai conosciuto, che non ha mai potuto chiamarlo nonno . Ma è solo il posto della scrivania di Matteo, perchè lui in realtà è seduto al vecchio scrittoio, antico di chiavi e cassetti vuoti , che avevamo nella casa di campagna.

Gli chiedo "Ciao Pa' cosa fai qui ?"

"Sto scrivendo un racconto sul mio papà e tu?"

Sorrido per la conincidenza e gli dico "Anche io"

"Ricordi quanto piacesse al nonno stare nell' orto la Quingentole, mentre la nonna cucinava i tortelli, e poi la nostra casa di campagna e il nostro orto "

"Ricordo quanto piacesse tutto questo anche a te"

Poi si rattrista un attimo e dice "Mentre lui era lì era cosi' felice, certo non avrebbe immaginato il suo terrible destino il mio papà"

Sorrido di nuovo per la coincidenza "Nemmeno il mio" .


#raccontidiDo #coincidenze #tempiespaziparalleli #ioeilmiopapà #luieilsuopapà

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