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IL CORAGGIO DI ARRIVARE AD URBINO

Aggiornamento: 17 giu 2020

Bello arrivare al Rinascimento dopo i secoli bui e l’oscurantismo del Medioevo. Fascinoso per il fiorire delle sue nobili famiglie che ancora oggi allietano le nostre serate ricche di sceneggiati e soap opera che di quei periodi ne celebrano l’amore, la fede e la lussuria.

Bello giungere ad Urbino alla quale mi rivolsi quasi fosse una conoscente di vecchia data, per le diverse mie estati trascorse nelle zone a lei vicine e quasi come a volermi scusare se la mia giovane età di quei luoghi mi aveva fatto amare solo le spiagge.

Le parlai allora cosi’ nel novembre del 2016.

Non mi spaventano i chilometri di mattoni che dovrò camminare, le salite da affrontare. Arrivare a te, intonsa come dire dal "mal del divenire", appartata lassù e sottratta al futuro che aveva già trasformato le vie e i paesi che sotto di te giacevano. Non mi spaventa guardare all'insù e non trovare grattacieli ma soffitti che disegnano scene di vita immaginata o davvero vissuta sui pavimenti che mi sorreggono. Non mi spaventa l'enormita' delle tue stanze e non mi spaventano i vicoli così stretti che trovano spazio per qualche panno steso alla finestra e per qualche artigiano che ricama in bottega, non mi spaventano le tue torri perfetta sintesi di un luogo fatto di pietra e di sogno, anima e terra, ingegno dell'uomo e della natura che qui per qualche ragione non nota a noi che vi passeggiamo convivono in perfetta armonia.

Non mi spaventano i cancelli con i quali provi a nascondere un micio curioso, un albero o un intero paesaggio e nemmeno l’imbrunire che prova a nasconderti senza sapere che chi riesce a scorgerti potrà vederti ancor più nella tua immensa bellezza.

Qui è il Rinascimento

Qui è l’arte. Arte è qualsiasi forma di attività dell'uomo, prova ed esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva. È forse questa l'arte? Davanti a quel dipinto nell’ Oratorio di San Giovanni Battista per me la vera arte fu la mia emozione e leggere quelle parole “Vere homo hic Filius Dei erat” ossia “veramente quest'uomo era figlio di Dio ?” , parole che risuonavano come il pentimento di chi il Figlio di Dio lo aveva appena perso, parole e dipinti capaci di far vacillare le idee anche al più convinto degli atei.

Qui è la terra di Raffaello che trovi nei ritratti, nelle opere e negli oggetti del suo uso quotidiano in ogni dove. Raffaello e la Scuola di Atene, che egli dipinse nelle stanze vaticane con il coraggio, il coraggio di chi sfida un’epoca e le idee.

Ipazia vissuta tra il 350 ed il 415 d.c., l’unica che in quell'affresco guarda negli occhi il passante. Uno sguardo in bilico tra il riscatto della scienziata ed il ricatto al mondo da parte di Raffaello che sembra volesse dirci : “ se non l’avete accettata in epoche oscure dovrete farlo adesso nel mio dipinto” . Desiderò fortemente mostrarla, volle disegnarla unica in mezzo a tanti uomini che rappresentavano la verità delle scienze . E quante verità convivevano in Ipazia: la verità dei numeri, della filosofia, delle stelle , delle prime ipotesi sui movimenti della Terra . La verità di una religione che aveva temuto una donna capace di aprire le menti .

Fu uccisa in modo atroce, atroce destino che la rese martire e ancora oggi simbolo di coraggio, esattamente come coraggio ebbe quel Raffaello venuto da Urbino nell’esporla in Vaticano.

Coraggio deriva dal latino cor che significa cuore, coraggio significa vivere con il cuore.




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