top of page

LA CASA DAL CIELO LILLA

C’ era un oratorio. Tutto quello che serviva. Un campo da calcio, un biliardino, un tavolo da ping ping ed un canestro. La chiesa.

C’erano delle piadine profumate, calde, cotte come se si fossero scaldate al sole.

C’era una balera silenziosa. Il cerchio della sua pista faceva girare la testa.

C’erano tanti mattoni e delle pietre.

E calici di vino.

C’era un cielo azzurro cielo.

E c’erano gli alberi e i fiori che vi si riflettevano tanto che era limpido da farlo sembrare lilla.

C’era un cane che passeggiava e godeva di tutti gli odori che poteva sentire.

C’era il mare, ne arrivava il profumo la sera con la brezza dell'aperitivo. Arrivavano tutte le musiche ed il chiacchiericcio da Rimini.

La spiaggia, le radio, le piadinerie.

Le mascherine.

Era arrivato da poco un nuovo parroco e quell’oratorio si era animato di ragazzini in bicicletta che anche la sera trovavano lì il miglior complice di qualche bravata. “Ciao mamma vado in oratorio, tanto qualcuno trovo sicuro”.

Nelle piadine si erano aggiunti lo squacquerone, il crudo e la rucola. Qualcuno provava ricette gourmet per riempire la tradizione ma la ricetta delle nonne restava la migliore.

Si erano accese le luci sulla balera. Girava la testa ai ballerini. Il valzer li faceva innamorare ogni volta. Paolo e Debora ti prendevano per mano e facevano vibrare anche il tuo ritmo, quello dentro, quello che nessuno conosceva e tu che dicevi “no, ma io non so ballare”.

Il paese si era animato di grotte, mura e fortezze e di portici e la piazza. Quella del caffè centrale, delle chiacchiere della domenica, del saluto veloce passando in bicicletta per andare da aprire il negozio. Quella delle bancarelle.

I calici erano diventati cammini. Percorsi nei gusti meravigliosi di vini dal profumo di vigna. Il Sangiovese, il Lambrusco.

Il cielo si era posato sulla collina. Illuminava di lilla la nostra casa. Se ne era accorta Giulia un pomeriggio sotto il sole con il suo libro aperto a farle ombra su occhi ansiosi di scoprire dove eravamo. Abbiamo deciso che quello era il colore del cielo in Romagna. E’diventato per noi come un modo di dire, di quelli che ci ripenserai tra anni dicendo “Ti ricordi che a Sant’Arcangelo dicevamo sempre che il cielo era lilla?”.

Roccia correva con noi. Aveva trovato il suo posto sicuro. O forse noi, come tutti quelli che gli animali li amano, avevamo trovato un posto sicuro in lui.

Rimini si stava svegliando. Incontravo lenzuola appese alle finestre con scritto “TIN BOTA”. Favolosa espressione dialettale.

Il mare era calmo, il passeggiare sul lungomare attratto dal lento girare della ruota panoramica del porto. In contrasto il palco suonava ad alto volume “Mamacita” in cerca di gesti ripetuti dei passanti tanto da coinvolgere uno ad uno anche gli altri. Come un virus. Finalmente, la pandemia di musica.

Le mascherine della Romagna sono trasparenti.

Come avrebbero potuto farle diversamente?

Solo così potrai godere pienamente dei sorrisi che ti accoglieranno.

#Raccontidido #raccontidiDOve #DOndolo #maipiùsenzaRomagna

25 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
Post: Blog2_Post
bottom of page