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PICCOLE DONNE E NON SOLO feat by Loretta Goggi - Maledetta Primavera

Come faccio io a non pensare alle donne

La mia vita è stata “donna”, una donna che mi ha cresciuta praticamente sola. Sola per impensabili orari d’ufficio, sola per la carriera che doveva continuamente essere alimentata da studi, da ore di lavoro e di incontri, sola per la poca voglia di feste con i parenti e week end fuori porta. Sola , per colpa di tutto quello che mio padre voleva e che lei accettava.

Ha accettato sempre tutto lei fino a quel giorno in cui il telefono squillo’. Quante volte in questi anni ho provato a immaginare quel dialogo con una estranea anonima dall’ altra parte della cornetta.

Squilla il telefono, uno di quelli grigi, ancora con la rotella e senza bottoni.

Mia mamma si avvicina a quall’angolo della casa che ancora oggi è il posto del telefono,

Indossa le pattine indispensabili per non rigare quel marmo al quale teneva tantissimo.

La voce dolcissima e gentile della mia mamma :“Pronto ?”

Una voce di donna sconosciuta :“ Lei è la moglie di Fabio ?"

E Marilena con voce incuriosita “ Si’ sono io “

Donna sconosciuta :” Suo marito ha un’amante e ha avuto una figlia con lei”

La forza della mia mamma : 13 anni di matrimonio e forse quell' ombra era tornata . O non era mai andata via.

Quella sera il pensiero di mia mamma fu quello di volermi proteggere a tutti i costi, di non farmi assistere all’inevitabile , per cui decise di trasferirimi a casa dei miei cugini. I miei cugini abitavano al secondo piano della stessa palazzina in cui noi abitavamo al quarto.

Ero nel lettone con il mio cuginetto , cercavo di dormire ma ironia della sorte dal secondo piano la distanza rispetto al cancello di uscita si era dimezzata e sentii ancora meglio le sue parole. Mio papà urlava e piangeva : “ Non mi fanno nemmeno salutare mia figlia !”

Io me lo sono sempre immaginato così. Una valigia in mano con le prime cose che era riuscito a recuperare in casa o forse la valigia gliela aveva preparata proprio la mamma.

Quanto sono stata forte io in quel momento ?

E intanto un'altra Lei avrebbe iniziato una nuova vita. Una Lei che non ho mai condannato. Lei lo aveva amato da sempre e da sempre lo aveva aspettato, vittima delle sue promesse non mantenute, dei suoi "Domani lo dirò a mia moglie” o dei suoi “Aspetta solo che Ale diventi grande”.

Ma nel frattempo anche Francesca diventava grande.

Io la conoscevo Francesca, ancora prima di quella telefonata e di quella valigia preparata così velocemente, ancora prima di quella notte nel lettone dai miei cugini. Non so se fosse un gioco diabolico di mio padre o tentativi per capire come avrei reagito alla notizia di una sorellina. Mi diceva “sai tu hai una sorella e si chiama Francesca” e io mi mettevo a piangere.

Me lo diceva quando eravamo soli e particolarmente felici come se pensasse che in quel momento mi avrebbe trovato talmente serena che non avrei potuto in nessun modo reagire male. Me lo diceva le domeniche che mi portava allo zoo oppure quando eravamo in cucina seduti davanti alla radio, con le partite e la schedina pronta e la gazzetta sulla quale segnava goal dopo goal i risultati. Me lo diceva quando andavamo in macchina a Linate a vedere gli aerei partire.

Ed ogni volta avevo pianto. Ed ogni volta mi ero calmata in fretta, subito dopo il suo “ma stavo scherzando”.

Poi un giorno nella casa in campagna della nonna trovai un disegno, di un gattino blu nel giardino che per quanto disegnato da una bamba si capiva benissimo essere proprio il giardino della nonna. C’era scritto “alla mia nonna Maria da Francesca”.

Non so quanto forte mi colpì. Avrò avuto 8 -9 anni. Eravamo in vacanza e c’erano sia la mia mamma che il mio papà, eravamo felici, eppure facevo fatica a non pensare che quella Francesca fosse la stessa dei racconti di papà davanti alle reti di Linate mentre gli aerei partivano.

Ero una piccola egoista. O forse semplicemnte non capivo davvero cosa potesse essere successo. Io questa Francesca la odiavo ma non avevo mai pensato che questo significasse che il mio papà potesse avere una donna diversa dalla mamma. Eravamo cosi’ felici, lui ci faceva ridere tantissimo, ascoltavamo la musica, guardavamo i film insieme, andavamo in vacanza a Riccione e andavamo sul riscio’ quasi tutte le sere tutti e tre insieme. Francesca la odiavo perché poteva togliermi il bene che il papà voleva a me, che la nonna Maria voleva a me.

La nonna Maria ,piccola e fortissima . Il nonno stava morendo di cancro e lei a dover sostenere come solo una mamma può fare quel figlio che aveva fatto un gran casino .

Vittima di quell’ amore che spesso fa perdonare gli errori e gli orrori, forte ma forse troppo indolenzita dalla malattia del nonno per prendere le redini della sua vita ma anche quelle della vita di suo figlio. E accettò.

Quella sera iniziò una nuova vita per tutti.

Io e mia mamma ci siamo costruite una routine di rituali potrei dire magici per quanto riuscivano a farla sentire serena. Le serate sul divano a mangiare pop corn e bere Sprite, guardavamo Dallas il martedi’ e Dynasty il venerdì. Il sabato mattina andavano al mercato insieme, la domencia si pranzava dalla nonna Gianna. Noi tre, tre generazioni di donne. Felici per quello che avevamo: gli gnocchi fatti in casa, il profumo di ciambellone nel forno, le zie che ci venivano a trovare nel pomeriggio, il tovagliato antico e ricamanto che la nonna prendeva dal cassetto della sala ogni domenica dopo che nel corso della settimana lo aveva lavato e profumato. Ma tristi. Tristi per quello che non avevamo perché papà mancava a tutte. Ma di questo non si parlava

Mio papà forse aveva trovato un po’ di serenità. Lontano dalle bugie e con una donna che aveva finalmente l’amore della sua vita , Francesca inizio’ un percorso non facile quando a sette anni arriva un uomo in casa una sera e ti dicono che è tuo papà.

Io e lui facevamo la vita da separati. Mi veniva a prendere a scuola ogni tanto, qualche week end insieme, qualche vacanza al mare o in campagna dalla nonna. Mi portava in giro con lui quando andava dai clienti, mi raccontava e cercava di farmi capire mano a mano che crescevo quello che era successo. Mano a mano che crescevo i suoi racconti erano sempre più maturi. Capiva che io capivo e non ero arrabbiata. Non lo sono mai stata. La vita, questo era successo. L’amore e l’incomprensione tra due persone forse troppo diverse.

Mia mamma si è innamorata di nuovo, dopo 8 anni

Mio papà e l'amore della sua vita hanno avuto altri due figli. Altre 2 femmine. Noi che almeno con le inziali dei nostri nomi abbiamo un senso logico mentre per il resto di logico non c’è mai stato nulla: Alessandra, Francesca, Federica, Anna.

Anna aveva 7 anni quando papà se ne è andato

Lo ha perso più o meno alla stessa età in cui l’ho perso io, lo ha perso alla stessa età in cui Francesca lo aveva ritrovato. Federica ed io siamo uguali.

Il nostro gruppo whatsapp si chiama Sister in Love. Saremmo sorellastre, in inglese diremmo che siamo sorelle nella legge ma qui regole e leggi non ce ne sono, c’è solo amore.

Queste siamo noi

Mia figlia le chiama zie e mio figlio Matteo gioca con il cuginetto Alessandro, figlio di quella Francesca del disegno del gattino

Ho pensato a come sarebbe stata la vita di mio padre con tutte noi insieme magari con il ciclo un po’ tutte nello stesso periodo e si un po’ sensibili, un po’ nervose, un po’ ormonali, tutte insieme contro di lui. Sono certa che avremmo vissuto momenti di forti contrasti , per poi riderne , riascoltando i suoi racconti con gli amici come solo lui sapeva fare. Avrebbe parlato della sua difficile vita con 4 piccole donne.


Perchè ho scelto Maledetta Primavera per questo racconto resta un segreto tra noi e papà.



#raccontidiDo #raccontidiSo #sorelle #sisterinLaw #sisterinLove #piccoledonne

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